venerdì 27 giugno 2014

Fra le chiappe del Verdon


Qui a Genova (la mia città adottiva da un po’ di anni a questa parte) per dire placca di roccia si usa il termine “chiappa” (italianizzando il termine dialettale “ciappa”).

Quindi nessuno mi può accusare di turpiloquio se racconto due cose della mia scalata di qualche mese fa sulle più belle chiappe d’Europa.

Anzi, non “su”, ma “fra”. In questo caso le preposizioni semplici fanno una bella differenza!

Già, perché con il “su” ti vai di solito a spalmare fra liscioni monolitici dove la strada verso l’altopiano passa attraverso le isole di salvezza di spit, magari non sempre millimetrici. E’ una scalata luminosa, fatta di gaz, tecnica e invidia per i maledetti cuginastri francesi e i loro chilometri di roccia perfetta.

Eh, il “fra”, invece non è mai una bella cosa (“fra gnac e petac” si dice in Brianza, come dire fra la padella e la brace…).
Quando poi il “fra” si associa alle chiappe, lo san tutti dove si va a finire…

Proprio lì ci siamo cacciati noi: fra le chiappe del Verdon. Lungo uno dei tanti sistemi di fessure offwidth di cui (bestia digiuna di storia dell’alpinismo che non sono altro!) ignoravo persino l’esistenza. Eppure ci sono, eccome, e proprio su quelli (meglio: dentro quelli) si infilarono negli Anni ’70 i pionieri dell’esplorazione alpinistica delle Gorges.

Altra mia ignoranza è ora rischiarata dalla luce della conoscenza e dell’esperienza: i francesi per definire le fessure fuori misura usano un termine meravigliosamente onomatopeico, certo molto più efficace dello scialbo anglosassone “offwidth”. Loro dicono RENFOUGNE, e quando vedete scritto così sulla topo state certi che… son volatili per diabetici!

Oggi qualcuna di queste “renfougnate” è stata un po’ addomesticata dagli spit. Altre sono rimaste più o meno nelle condizioni di apertura e la vera differenza fra gli Anni ’70 e oggi non sono le scarpette, la magnesite o l’allenamento al trave (tutte queste cose lungo le renfouge del Verdon mi sa che sono utili come un paio di scarponi da sci in mezzo all’Oceano Pacifico). Quello che consente a un nipotone come me di salire le vie aperte dai fuoriclasse di allora, senza votarsi al suicidio è semplicemente il fatto di avere a disposizione un ben nutrito range di testoni a camme, da piazzare al posto dei loro improbabili cunei, della loro classe e delle loro bestemmie.

Per farla breve il boccone con cui ci siamo strozzati la gola sono i sei tiri de “L’Estamporanée”, tutti in fessura rigorosamente no spit (a parte qualche rinforzo alle soste), con un paio di lunghezze di pura renfougne.

Ecco un paio di istantanee della salita:

Prima renfougne - 6c:
Elvio (in sosta): “Vai Sera che la stai scalando proprio bene!”
Sera (una decina di metri sopra la sosta): “Blocca che mi viene da vomitare!”

Seconda renfougne - 6b+:
Sera (in sosta): “Bravo Elvio l’hai scalata proprio bene!”
Elvio (alla sosta sopra): “Mi viene da vomitare!”

Ovviamente dopo questa tragicomica esperienza abbiamo già deciso quale sarà il nostro primo obiettivo per l’autunno verdoniano: la via si chiama ORNI, ovvero Object Renfougnant Non Identifié.

Stay Tuned…









lunedì 10 ottobre 2011

Interlaken hot summer

Ecco un po' di immagini della bella via salita la scorsa estate con Ale nella valle di Kandersteg. Purtroppo abbiamo scelto, per tornare in zona Interlaken, l'estate più calda dell'ultimo trentennio, ancora più hot della famigerata estate 2003, quando eravamo nella stassa zona con i Tubisoli.





sabato 6 agosto 2011

Sì, scalare, evitando le fessure più dure...

La Casa degli specchi: la placca chiama...
indovinate chi è il pirla che risponde?
Ormai capita anche questo.
Capita che è talmente tanto tempo che uno non se ne va in giro per più giorni a scalare, che, nei quarantacinque minuti che ha a disposizione per buttare in macchina tutto il necessario per il week-end in Valle dell'Orco, non gli passa nemmeno per l'anticamera del cervello che per dormire fuori ci potrebbe volere anche una tenda...

Oppure ha ragione il Giova: ero talmente rallato all'idea di farmi una ronfata sotto le stelle che la dimenticanza è stata tutt'altro che tale. Peccato che a separare me dall'algida notte c'era un sacco a pelo da confort -30, mentre il povero Giova dormiva (o almeno ci tentava) in un sacchetto modello Kuky Gelo, che l'ultima piuma l'aveva persa nella primavera del 2003...

La ralla per tutti e due non si è però rattrappita col gelo notturno e la mattina di sabato ci ha visto sfrecciare su e giù per la valle alla ricerca del primo bar aperto (possibile che fino alle 7.30 gli orchini se la dormano della grossa, senza pensare ai bisogni primari dei poveri alpinisti?).

Il mirino è stato puntato un po' per caso un po' per intuito e reminescenze di secoli or sono sulla torre Aimonin, oggi uno dei pochi luoghi in valle dove lo spit abbonda ed è più o meno tollerato. Merito (?) dell'onnipresente Motto che qui si è scatenato tirando su dritte lungo le placche diverse linee moderne, alcune davvero belle!

Noi, che siamo post moderni e gggggiovani alla moda, siamo finiti su una via classica degli anni ottanta (azzz, che paradosso!), insomma una via trad, come dicono quelli veri. Il nome è La Casa degli Specchi, gli apritori (mi pare) il solito Oviglia e il solito Caneparo, i tiri le solite ringhierate nei denti. A cominciare dal primo, non male come riscaldamento sia per la testa che per le braccine! Per finire con l'ultima fessura ad incastro di dita, troppo bella e troppo dura per non piazzarci almeno un doveroso volo con sbottonamento di friend... Grande Giova! Per fortuna che sotto c'era il mio nut Wild Country n° 5 che invece è un tipo riservato, che non si sbottona mai...

L'evento è stato naturalmente celebrato con adeguate libagioni e contorni alcoolici seguiti da un patetico tentativo di salita della fessura Kosterliz... anzi diversi patetici tentativi... Patetica è stata anche la mia performance del giorno successivo, quando, dopo aver trascinato il Giova fin sotto al Diedro Nancez, son partito da secondo dimenticando a terra lo zaino con le riserve idriche della giornata. No problem: il tiro successivo era abbastanza slozzo e melmoso da farci tornare a terra.

Visto un tiro del Caporal li hai visti tutti, quindi marcia indietro, e via verso il Cubo a fare il 5c+ + duro del mondo e a incrodarmi di nuovo su Bianca Parete... dimenticando che (mi pare fosse il paleozoico superiore) su quella fessuraccia mi ero già trovato ad implorare il Dio Cam (non è una bestemmia, è una divinità che gode di notevole venerazione fra i climber) perché facesse crescere di qualche misura i miei piccoli (troppo piccoli) amici...

venerdì 6 maggio 2011

Ul signur del ma de dinc

Roccia di gran qualità e bella linea,
Zahnwehhrrgott non delude
In Brianza lo chiamerebbero così, ma 'sti zenesi che parlano ostrogoto lo chiamano "Zahnwehherrgott" (io lo scrivo, voi provate a pronunciarlo, se ci riuscite!).

Il nome è un vero annodalingua, ma la via che il Donde e W1 hanno aperto al Pianarella fila via bella liscia e logica, con una sua linea e un suo senso assolutamente dignitoso, trovando spazi ancora non sfruttati su una parete dove ormai con una bracciata si rischia di moschettonare i fittoni di una decina di vie diverse...

Il tiro chiave: singolo tignoso
e poi un traverso da goduria
Bello il tiro di 7a (il traversino a sinistra ancora più del passo chiave). Bello il tiro che dopo il brutal-bombè sale un diedro dove forse c'è il vero obbligato della via. Bello e spettacolare l'ultimo, inatteso, traverso che supera gli strapiombi ed esce in goppa al Paretone.

Bella Giova, che mi è stato compare in questo piccolo trip finalese, speriamo ben augurante per qualche altro viaggione alpino...



Ultimo tiro: inatteso traverso
sotto gli strapiombi




giovedì 14 aprile 2011

Granita al Mongioie

Quando a fine dicembre del 2009 ero venuto con Seba dalle parti del Mongioie l'idea di salire la Biancardi alla parete nord est era annegata in un oceano di neve farinosa che arrivava fin sopra alle orecchie e si era trasformata in una più mesta salita in vetta dalla normale, tanto per non perdere la giornata...

Peccato che lungo la normare siamo stati rapiti dagli alieni e teletrasportati in un universo parallelo, nel bel mezzo di una delle tempeste più tignose che abbia mai incontrato in montagna, con tanto di mano semicongelata: a me! L'omo con i tubi di flusso nelle dita!

'Sta volta di sicuro il freddo non lo abbiamo patito (nel locale invernale del rifugio lo scorso sabato notte abbiam dormito con le porte spalancate per non schiattar dal caldo!) anche se la nostra bella ravanata ce la siamo comunque sorbita: neve farinosa finita! In compenso grande abbondanza di una sorta di granita marciulenta dove nuotare a dorso, delfino, stile libero e rana...

Comunque sia la giornata è stata di quelle che rimangono impresse: con tutta quella neve la via è una sgambatona senza tanti ingaggi, ma erano secoli che non andavo a ficcarmi in un ambiente un po' selvatico e la nord est del Mongioie forse non sarà l'Eiger, ma di sicuro non si rischia di rimanere in coda!

Poi c'è stato l'ultimo pezzetto di cresta, in una luce degna di ben altre quote e con un ventone da amarcord di certe lontane giornate patagoniche...

lunedì 7 febbraio 2011

Fallimentooooooo!

Dopo 2 settimane di iastinenza ghiacciatoria ieri sembrava essere arrivato il momento buono. Con Pier abbiamo deciso di salite il Cascatone delle Grandes Murailles, vicino a Cervinia.

La speranza era che, pur considerando l'esposizione a est, la quota e la struttura della cascata (non proprio stalattitica) ci consentissero di riuscire a combinare qualcosa, nonostante lo zero termico a quote decisamente estive.

Però è proprio vero che, come recita il detto, "chi vive sperando muore c@@@ndo"!

Prima di arrivare all'attacco (non proprio in ora antelucana...) eravamo già belli e cotti come due pollastri al forno e col primo tiro, avendo un po' di sciroppo Fabbri all'amarena, ci si sarebbe potuta fare una bella granitona dissetante!

Quindi doppione veloce e ABANDONAR!

Una cordata sopra di noi ha comunque completato la salita, ma non mi sentieri di dire che il flusso "è ancora in condizioni".

venerdì 4 febbraio 2011

Camminare nella neve

La foto è bellissima
ed è di Enrico Bottino
E basta con 'ste cascate e 'sta roccia!

Ecco un link-Doc per scoprire er mejo degli itinerari con le ciaspole in Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta ed Emilia.




Il sito è www.trekkinginliguria.it e lo speciale da non perdere è
CAMMINARE NELLA NEVE.

PS: Questo post mi è stato estorto dal webmaster, editore, direttore, caporedattore, redattore, fotografo, cineoperatore, nonché segretario di redazione del suddetto sito, dietro la minaccia di gravi ritorsioni ;-))