venerdì 6 maggio 2011

Ul signur del ma de dinc

Roccia di gran qualità e bella linea,
Zahnwehhrrgott non delude
In Brianza lo chiamerebbero così, ma 'sti zenesi che parlano ostrogoto lo chiamano "Zahnwehherrgott" (io lo scrivo, voi provate a pronunciarlo, se ci riuscite!).

Il nome è un vero annodalingua, ma la via che il Donde e W1 hanno aperto al Pianarella fila via bella liscia e logica, con una sua linea e un suo senso assolutamente dignitoso, trovando spazi ancora non sfruttati su una parete dove ormai con una bracciata si rischia di moschettonare i fittoni di una decina di vie diverse...

Il tiro chiave: singolo tignoso
e poi un traverso da goduria
Bello il tiro di 7a (il traversino a sinistra ancora più del passo chiave). Bello il tiro che dopo il brutal-bombè sale un diedro dove forse c'è il vero obbligato della via. Bello e spettacolare l'ultimo, inatteso, traverso che supera gli strapiombi ed esce in goppa al Paretone.

Bella Giova, che mi è stato compare in questo piccolo trip finalese, speriamo ben augurante per qualche altro viaggione alpino...



Ultimo tiro: inatteso traverso
sotto gli strapiombi




giovedì 14 aprile 2011

Granita al Mongioie

Quando a fine dicembre del 2009 ero venuto con Seba dalle parti del Mongioie l'idea di salire la Biancardi alla parete nord est era annegata in un oceano di neve farinosa che arrivava fin sopra alle orecchie e si era trasformata in una più mesta salita in vetta dalla normale, tanto per non perdere la giornata...

Peccato che lungo la normare siamo stati rapiti dagli alieni e teletrasportati in un universo parallelo, nel bel mezzo di una delle tempeste più tignose che abbia mai incontrato in montagna, con tanto di mano semicongelata: a me! L'omo con i tubi di flusso nelle dita!

'Sta volta di sicuro il freddo non lo abbiamo patito (nel locale invernale del rifugio lo scorso sabato notte abbiam dormito con le porte spalancate per non schiattar dal caldo!) anche se la nostra bella ravanata ce la siamo comunque sorbita: neve farinosa finita! In compenso grande abbondanza di una sorta di granita marciulenta dove nuotare a dorso, delfino, stile libero e rana...

Comunque sia la giornata è stata di quelle che rimangono impresse: con tutta quella neve la via è una sgambatona senza tanti ingaggi, ma erano secoli che non andavo a ficcarmi in un ambiente un po' selvatico e la nord est del Mongioie forse non sarà l'Eiger, ma di sicuro non si rischia di rimanere in coda!

Poi c'è stato l'ultimo pezzetto di cresta, in una luce degna di ben altre quote e con un ventone da amarcord di certe lontane giornate patagoniche...

lunedì 7 febbraio 2011

Fallimentooooooo!

Dopo 2 settimane di iastinenza ghiacciatoria ieri sembrava essere arrivato il momento buono. Con Pier abbiamo deciso di salite il Cascatone delle Grandes Murailles, vicino a Cervinia.

La speranza era che, pur considerando l'esposizione a est, la quota e la struttura della cascata (non proprio stalattitica) ci consentissero di riuscire a combinare qualcosa, nonostante lo zero termico a quote decisamente estive.

Però è proprio vero che, come recita il detto, "chi vive sperando muore c@@@ndo"!

Prima di arrivare all'attacco (non proprio in ora antelucana...) eravamo già belli e cotti come due pollastri al forno e col primo tiro, avendo un po' di sciroppo Fabbri all'amarena, ci si sarebbe potuta fare una bella granitona dissetante!

Quindi doppione veloce e ABANDONAR!

Una cordata sopra di noi ha comunque completato la salita, ma non mi sentieri di dire che il flusso "è ancora in condizioni".

venerdì 4 febbraio 2011

Camminare nella neve

La foto è bellissima
ed è di Enrico Bottino
E basta con 'ste cascate e 'sta roccia!

Ecco un link-Doc per scoprire er mejo degli itinerari con le ciaspole in Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta ed Emilia.




Il sito è www.trekkinginliguria.it e lo speciale da non perdere è
CAMMINARE NELLA NEVE.

PS: Questo post mi è stato estorto dal webmaster, editore, direttore, caporedattore, redattore, fotografo, cineoperatore, nonché segretario di redazione del suddetto sito, dietro la minaccia di gravi ritorsioni ;-))

domenica 30 gennaio 2011

Due cascate di inizio (???) stagione

Tama sul secondo tiro di Bonne Année
Parlare a fine gennaio di cascate d'inizio stagione qualche anno fa sarebbe stata una bestemmia, ma le cose cambiano e ora le alzatacce antelucane sono più per cambiare il patello a Giuseppino che per andare a spicozzare. Però un ruttino del mostrillo dà più soddisfazione di un tirone da 50 metri su ghiaccio verticale!

Deliri paterni a parte, questo strano inverno 2011, con sbalzi di temperatura e condizioni dei flussi, mi ha regalato già qualche bella salita. Nulla di stratosfeico sotto l'aspetto della difficoltà (anche perché le condizioni atletiche non sono proprio ottimali...), però di soddisfazione e gran bellezza.

Bella la cascata di Balma Fiorant, in Valle dell'Orco, molto "goullottica" e salita con il solito gruppo di tubisoli glaciali (Rava, Tama, Mauro e Giuseppe). Mi è piaciuta anche perché finalmente mi ha dato l'opportunità di soprire la valle in veste invernale, al di fuori dello stretto angolino della Falesia dei Mutanti, che è davvero una chicca... ma sempre falesia rimane e l'omo vero ha bbbiogno dell'alpinismo erotico!

Bonne Année in
Valle di Gressoney
Davvero gustosa anche Bonne Année, con un primo tiro non banale, molto di movimento, e una divertente variante di uscita nell'ultimo tiro, l'ungo la goullottina di destra. Inevitabile una volta scesi da lì (naturalmente cercando anche 'sta volta di sbagliare il sentiero!) un passaggio sulla vicina Chandelle Mireille, tanto per farsi una doccetta... Anche questa è una cascata Doc, pur se un po' troppo scalinata dai vari passaggi.

La giornata in Valle di Gressoney è stata anche l'occasione per sperimentare le ricetrasmittenti del Decathlone, che naturalmente abbiamo utilizzato con grande sobrietà e professionalità, nel pieno rispetto del bon ton dell'etere... Comunque riuscire a comunicare da sosta a sosta senza doversi sgolare non è poi una brutta cosa.

Per ora la lista finisce qui, ma oggi a Genova nevica e l'inverno sembra aver intenzione di durare ancora un poco... speremmu ben! Le piccozze sono ancora affamatissime e magari prima del disgelo si riuscirà a piazzare qualche salitella di quelle giuste...

SCHEDE ITINERARI:
- Cascata di Balma Fiorant
- Bonne Année
- Chandelle Mireille


giovedì 30 settembre 2010

Verdon first time

Nel nido del grifone...
Dopo 20 anni di scalata finalmente sono approdato in Verdon!
Il mio amico Antonio direbbe che dopo 20 anni ho finalmente cominciato a scalare, visto che "se non hai mai scalato in Verdon hai fatto un altro sport, ma non hai mai scalato!".

Io non sono così drastico (anche in Wenden e nel Ratikon si fa qualcosa di simile...), ma certo è che il calcare della Verdeska non si fa dimenticare facilmente e neppure il gaz che si respira stando appesi sulle pareti del canyon, con il fiume che ribolle qualche centinaio di metri più in basso e i grifoni che ti planano attorno e forse sperano in una manovra sbagliata per poter mettere qualcosa sotto il becco, giusto in tempo per l'ora di cena...

Poi ci sono i soliti, magnifici, paesini della provincia francese. Quelli dove ti vien voglia di lasciar perdere scarpette puzzolenti e magnesite e di sederti al tavolino di un caffè in religiosa contemplazione degli scricchiolii del tuo croissant, mentre attorno girano lenti gli ultimi giorni d'estate. Quelli che ti fanno incazzare al pensiero che, alla fine, questi antipatici di francesi un po' di ragione ce l'hanno anche a trattarci come dei pezzenti, perché, alla faccia di tutti i nostri colossei e e cappelle sistine, da loro un Pierrot qualsiasi si può sedere ad un tavolino qualsiasi, di un qualsiasi caffè, nel più anonimo dei paesini di Francia, e buttar giù bellezza a piccoli sorsi lenti, fatti di gente che torna a casa con la baguette ben stretta sotto il braccio, casette con i muri di pietra e le finestrelle di legno e vecchi glicini contorti che si arrampicano attorno alla soglia. E ti fa incavolare ancora di più il fatto che non riesci a capire come fanno a campare tutti quanti, visto che attorno al paesino qualsiasi ci sono solo decine di chilometri di verdissima campagna senza l'ombra di un capannone o di una fabbrichetta...
La tirolese sul Verdon
Ma i cuginastri hanno pure tonnellate di roccia scalabile di primissima qualità e noi è proprio per quella che ci siamo ciucciati le 4 ore di macchina che separano Zena dal Giardino dell'Eden e la mattina (quasi) di buon ora, ci siam scarrucolati sulle inquietanti fisse con trefoli al vento della tirolese che scavalca il Verdon sotto la Paroi du Duc, per attaccare Alix Punk senza dover fare a gomitate con le altre cordate.

Alix Punk non è certo la più verdoneska fra le vie verdoniane, visto che qui più che le placche compatte abbondano gli strapiombi a canne e gli spit non sono stati certo messi con la parsimonia che tanto ha contribuito a creare il mito degli itinerari classici degli Anni '80. Però è una via dove si fa fatica a trovare un tiro brutto (o almeno classificabile come "normale") e che ha decisamente un suo carattere. Alix, infatti si insinua fra gli enormi bombamenti di una parete che sembra più propizia alle vie "big" che a quelle per i poveri climbers dal braccino sottosviluppato, venendone a capo con un tracciato davvero logico, che aggira i punti più aggettanti e concatena una serie di tiri sempre in bilico fra il grado 6 e 7 e abbordabili senza grandi patemi. Insomma, in cima ci siamo arrivati senza vedere troppe madonne, anche se il Giova ha fatto in tempo a fumarsi una ventina di pacchetti di sigarette per tenere sotto controllo la pressione del tappo, ed anche se "lo bello stilo che ci ha fatto onore" lo abbiamo lasciato a casa pure 'sta volta... qualcuno dice che, visti gli scioperi degli allevatori in programma per quei giorni, c'è toccato munger tutto a noi...

Il Giova imperioso
sul secondo tiro di Alix

Il giorno dopo, vista la mia completa consuzione fisica con conseguente incapacità di restare attaccato per più di qualche minuto su una via che fosse poco più che verticale, le orde dei wubeiri e dei ragadi si sono dirette verso itinerari in perfetto Verdon Stile ed anche per me è arrivato l'incontro con la madre di tutte le placche.

Respinti dalla mitica riva destra del canyon (ancora troppo calda per poterci scalare senza troppa sofferenza), ci siamo affidati all'enciclopedica sapienza del Wuberino, che ha spedito la cordata dei lunghi (io e il Gabri) su Enigma, mentre lui si è infrattato con uno stuolo di donne (Cri, Angela e la Gabri) in un non meglio precisato diedro trad (ndr: le malelingue dicono che ormai scalare in Verdon con il W2 sia diventato controproducente, perché, avendo già salito tutto ciò che è alla portata di climbers normodotati e vale la pena di essere salito, ormai non gli rimane che lanciarsi in esplorazione di quelle vie che (chissà perché?) non saler mai nessuno...).

Lo Zio non ha pietà neppure
per i vegetali... e strozza la pianta!
Che dire di Enigma? Che dire di una via dove i tiri più facili sono capolavori dell'erosione naturale, lungo i quali non c'è che l'imbarazzo della scelta fra milioni di gocce e buchi e dove è difficile, anche cercando trovare un sassetto che si muova? Che dire dei metri di roccia dove appigli da tirare non ce ne sono, ma si sale di piede, di anca e di culo? Che dire dell'ultimo tiro, dove un povero disgraziato di arrampicatore quasi in disarmo, che ormai mette le scarpette un giorno al mese, si è trovato per la prima volta in vita sua ad arrivare in sosta urlando di dolore, dopo sessanta metri esatti di spalmi e di alluci pressurizzati nei buchetti?
Che dire: MAJOR!!!!!!!!!!!


SCHEDE TECNICHE:
- Alix Punk
- Enigma

martedì 31 agosto 2010

Oh bedda Meya!

Il Vallone dell'Arma, fra le vallate cuneesi, non è certo la più frequentata dai climber, anche perché di sassi buoni per metterci le mani sopra qui non ce ne sono poi molti.

Rocca la Meya è ficcata proprio in fondo al Vallone e compare all'ultimo istante, quando ormai sei quasi certo di aver cannato strada un'altra volta. All'ennesima curva del maledetto sterrato vedi spuntare 'sta specie di millesfoglie piantata in perpendicolo in mezzo ai prati, evidente risultato di un qualche ribaltamento geologico la cui linea serpeggia per chilometri attorno. Una spina dorsale che affiora sulla pelle verde dei pascoli d'alta quota (siamo abbondantemente sopra i 2000) e qui, per chissà qual motivo, non si è lasciata sfarinare dal tempo, ma è diventata pinna megalitica di solida roccia (più o meno).

Non so come al Giova e a me sia venuto in mente di venirci a scalare, certo è che la visita è valsa l'alzataccia mattutina, più per la particolarità dell'ambiente e la bella giornata che per l'arrampicata in se, e l'occasione è stata buona per venire finalmente a scoprire le montagne del cuneese, dove fino allo scorso weekend non avevo mai bazzicato.

Bella anche la falesia dei Folchi, sopra Vernante, dove siamo stati domenica, con un ritrovo, più o meno programmato di cimber lecchesi, savonesi e genovesi. Il tutto naturalmente è finito a boccali di birra (artigianale e anch'essa decisamente da inserire nella lista delle ragioni per cui venire a scalare nel cuneese).

Vabbè, l'ora tarda ha prosciugato la vena artistica e non mi resta che buttare on line un paio di foto della trasfertina (che, per la cronaca, è valsa anche da primo test serio, e positivamente superato, dopo lo stop plurimensile causa ernietta fetente).