Dopo 2 settimane di iastinenza ghiacciatoria ieri sembrava essere arrivato il momento buono. Con Pier abbiamo deciso di salite il Cascatone delle Grandes Murailles, vicino a Cervinia.
La speranza era che, pur considerando l'esposizione a est, la quota e la struttura della cascata (non proprio stalattitica) ci consentissero di riuscire a combinare qualcosa, nonostante lo zero termico a quote decisamente estive.
Però è proprio vero che, come recita il detto, "chi vive sperando muore c@@@ndo"!
Prima di arrivare all'attacco (non proprio in ora antelucana...) eravamo già belli e cotti come due pollastri al forno e col primo tiro, avendo un po' di sciroppo Fabbri all'amarena, ci si sarebbe potuta fare una bella granitona dissetante!
Quindi doppione veloce e ABANDONAR!
Una cordata sopra di noi ha comunque completato la salita, ma non mi sentieri di dire che il flusso "è ancora in condizioni".
lunedì 7 febbraio 2011
venerdì 4 febbraio 2011
Camminare nella neve
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| La foto è bellissima ed è di Enrico Bottino |
Ecco un link-Doc per scoprire er mejo degli itinerari con le ciaspole in Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta ed Emilia.
Il sito è www.trekkinginliguria.it e lo speciale da non perdere è
CAMMINARE NELLA NEVE.
PS: Questo post mi è stato estorto dal webmaster, editore, direttore, caporedattore, redattore, fotografo, cineoperatore, nonché segretario di redazione del suddetto sito, dietro la minaccia di gravi ritorsioni ;-))
domenica 30 gennaio 2011
Due cascate di inizio (???) stagione
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| Tama sul secondo tiro di Bonne Année |
Deliri paterni a parte, questo strano inverno 2011, con sbalzi di temperatura e condizioni dei flussi, mi ha regalato già qualche bella salita. Nulla di stratosfeico sotto l'aspetto della difficoltà (anche perché le condizioni atletiche non sono proprio ottimali...), però di soddisfazione e gran bellezza.
Bella la cascata di Balma Fiorant, in Valle dell'Orco, molto "goullottica" e salita con il solito gruppo di tubisoli glaciali (Rava, Tama, Mauro e Giuseppe). Mi è piaciuta anche perché finalmente mi ha dato l'opportunità di soprire la valle in veste invernale, al di fuori dello stretto angolino della Falesia dei Mutanti, che è davvero una chicca... ma sempre falesia rimane e l'omo vero ha bbbiogno dell'alpinismo erotico!
Bonne Année in Valle di Gressoney |
La giornata in Valle di Gressoney è stata anche l'occasione per sperimentare le ricetrasmittenti del Decathlone, che naturalmente abbiamo utilizzato con grande sobrietà e professionalità, nel pieno rispetto del bon ton dell'etere... Comunque riuscire a comunicare da sosta a sosta senza doversi sgolare non è poi una brutta cosa.
Per ora la lista finisce qui, ma oggi a Genova nevica e l'inverno sembra aver intenzione di durare ancora un poco... speremmu ben! Le piccozze sono ancora affamatissime e magari prima del disgelo si riuscirà a piazzare qualche salitella di quelle giuste...
SCHEDE ITINERARI:
- Cascata di Balma Fiorant- Bonne Année
- Chandelle Mireille
giovedì 30 settembre 2010
Verdon first time
| Nel nido del grifone... |
Il mio amico Antonio direbbe che dopo 20 anni ho finalmente cominciato a scalare, visto che "se non hai mai scalato in Verdon hai fatto un altro sport, ma non hai mai scalato!".
Io non sono così drastico (anche in Wenden e nel Ratikon si fa qualcosa di simile...), ma certo è che il calcare della Verdeska non si fa dimenticare facilmente e neppure il gaz che si respira stando appesi sulle pareti del canyon, con il fiume che ribolle qualche centinaio di metri più in basso e i grifoni che ti planano attorno e forse sperano in una manovra sbagliata per poter mettere qualcosa sotto il becco, giusto in tempo per l'ora di cena...
Poi ci sono i soliti, magnifici, paesini della provincia francese. Quelli dove ti vien voglia di lasciar perdere scarpette puzzolenti e magnesite e di sederti al tavolino di un caffè in religiosa contemplazione degli scricchiolii del tuo croissant, mentre attorno girano lenti gli ultimi giorni d'estate. Quelli che ti fanno incazzare al pensiero che, alla fine, questi antipatici di francesi un po' di ragione ce l'hanno anche a trattarci come dei pezzenti, perché, alla faccia di tutti i nostri colossei e e cappelle sistine, da loro un Pierrot qualsiasi si può sedere ad un tavolino qualsiasi, di un qualsiasi caffè, nel più anonimo dei paesini di Francia, e buttar giù bellezza a piccoli sorsi lenti, fatti di gente che torna a casa con la baguette ben stretta sotto il braccio, casette con i muri di pietra e le finestrelle di legno e vecchi glicini contorti che si arrampicano attorno alla soglia. E ti fa incavolare ancora di più il fatto che non riesci a capire come fanno a campare tutti quanti, visto che attorno al paesino qualsiasi ci sono solo decine di chilometri di verdissima campagna senza l'ombra di un capannone o di una fabbrichetta...
| La tirolese sul Verdon |
Alix Punk non è certo la più verdoneska fra le vie verdoniane, visto che qui più che le placche compatte abbondano gli strapiombi a canne e gli spit non sono stati certo messi con la parsimonia che tanto ha contribuito a creare il mito degli itinerari classici degli Anni '80. Però è una via dove si fa fatica a trovare un tiro brutto (o almeno classificabile come "normale") e che ha decisamente un suo carattere. Alix, infatti si insinua fra gli enormi bombamenti di una parete che sembra più propizia alle vie "big" che a quelle per i poveri climbers dal braccino sottosviluppato, venendone a capo con un tracciato davvero logico, che aggira i punti più aggettanti e concatena una serie di tiri sempre in bilico fra il grado 6 e 7 e abbordabili senza grandi patemi. Insomma, in cima ci siamo arrivati senza vedere troppe madonne, anche se il Giova ha fatto in tempo a fumarsi una ventina di pacchetti di sigarette per tenere sotto controllo la pressione del tappo, ed anche se "lo bello stilo che ci ha fatto onore" lo abbiamo lasciato a casa pure 'sta volta... qualcuno dice che, visti gli scioperi degli allevatori in programma per quei giorni, c'è toccato munger tutto a noi...
| Il Giova imperioso sul secondo tiro di Alix |
Respinti dalla mitica riva destra del canyon (ancora troppo calda per poterci scalare senza troppa sofferenza), ci siamo affidati all'enciclopedica sapienza del Wuberino, che ha spedito la cordata dei lunghi (io e il Gabri) su Enigma, mentre lui si è infrattato con uno stuolo di donne (Cri, Angela e la Gabri) in un non meglio precisato diedro trad (ndr: le malelingue dicono che ormai scalare in Verdon con il W2 sia diventato controproducente, perché, avendo già salito tutto ciò che è alla portata di climbers normodotati e vale la pena di essere salito, ormai non gli rimane che lanciarsi in esplorazione di quelle vie che (chissà perché?) non saler mai nessuno...).
| Lo Zio non ha pietà neppure per i vegetali... e strozza la pianta! |
Che dire: MAJOR!!!!!!!!!!!
SCHEDE TECNICHE:
- Alix Punk
- Enigma
martedì 31 agosto 2010
Oh bedda Meya!
Il Vallone dell'Arma, fra le vallate cuneesi, non è certo la più frequentata dai climber, anche perché di sassi buoni per metterci le mani sopra qui non ce ne sono poi molti.
Rocca la Meya è ficcata proprio in fondo al Vallone e compare all'ultimo istante, quando ormai sei quasi certo di aver cannato strada un'altra volta. All'ennesima curva del maledetto sterrato vedi spuntare 'sta specie di millesfoglie piantata in perpendicolo in mezzo ai prati, evidente risultato di un qualche ribaltamento geologico la cui linea serpeggia per chilometri attorno. Una spina dorsale che affiora sulla pelle verde dei pascoli d'alta quota (siamo abbondantemente sopra i 2000) e qui, per chissà qual motivo, non si è lasciata sfarinare dal tempo, ma è diventata pinna megalitica di solida roccia (più o meno).
Non so come al Giova e a me sia venuto in mente di venirci a scalare, certo è che la visita è valsa l'alzataccia mattutina, più per la particolarità dell'ambiente e la bella giornata che per l'arrampicata in se, e l'occasione è stata buona per venire finalmente a scoprire le montagne del cuneese, dove fino allo scorso weekend non avevo mai bazzicato.
Bella anche la falesia dei Folchi, sopra Vernante, dove siamo stati domenica, con un ritrovo, più o meno programmato di cimber lecchesi, savonesi e genovesi. Il tutto naturalmente è finito a boccali di birra (artigianale e anch'essa decisamente da inserire nella lista delle ragioni per cui venire a scalare nel cuneese).
Vabbè, l'ora tarda ha prosciugato la vena artistica e non mi resta che buttare on line un paio di foto della trasfertina (che, per la cronaca, è valsa anche da primo test serio, e positivamente superato, dopo lo stop plurimensile causa ernietta fetente).
Rocca la Meya è ficcata proprio in fondo al Vallone e compare all'ultimo istante, quando ormai sei quasi certo di aver cannato strada un'altra volta. All'ennesima curva del maledetto sterrato vedi spuntare 'sta specie di millesfoglie piantata in perpendicolo in mezzo ai prati, evidente risultato di un qualche ribaltamento geologico la cui linea serpeggia per chilometri attorno. Una spina dorsale che affiora sulla pelle verde dei pascoli d'alta quota (siamo abbondantemente sopra i 2000) e qui, per chissà qual motivo, non si è lasciata sfarinare dal tempo, ma è diventata pinna megalitica di solida roccia (più o meno).
Non so come al Giova e a me sia venuto in mente di venirci a scalare, certo è che la visita è valsa l'alzataccia mattutina, più per la particolarità dell'ambiente e la bella giornata che per l'arrampicata in se, e l'occasione è stata buona per venire finalmente a scoprire le montagne del cuneese, dove fino allo scorso weekend non avevo mai bazzicato.
Bella anche la falesia dei Folchi, sopra Vernante, dove siamo stati domenica, con un ritrovo, più o meno programmato di cimber lecchesi, savonesi e genovesi. Il tutto naturalmente è finito a boccali di birra (artigianale e anch'essa decisamente da inserire nella lista delle ragioni per cui venire a scalare nel cuneese).
Vabbè, l'ora tarda ha prosciugato la vena artistica e non mi resta che buttare on line un paio di foto della trasfertina (che, per la cronaca, è valsa anche da primo test serio, e positivamente superato, dopo lo stop plurimensile causa ernietta fetente).
giovedì 22 aprile 2010
Paperino in umido
| W2 sulla rampa antistrapiombo |
Paperino al Pianarella (o Donald Duck on Flatty Cliff come lo ha rinominato W2 per ambientarsi all'imminente trasferta yosemitica) è una bella via dell'inizio degli anni 80, epoca d'oro dell'arrampicata libera finalese. Le difficoltà non sono certo estreme, ma la linea è davvero notevole.
| Roccia sana su Paperino... |
Davvero una bella giornata.
SCHEDE TECNICHE:
Paperino
domenica 7 marzo 2010
Ossolice finalmente!
Era il natale del 2001 quando Rava mi regalò la guida delle cascate di ghiaccio in Val d'Ossola (a volte anche i regali interessati possono essere apprezzatisssssssimi!).
Naturalmente trascorsi il giorno di S.Stefano a scannerizzare la guida riga per riga e foto per foto e probabilmente chiamai 100 volte rava al telefono: "Andiamosandiamoandiamoandiamo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!All'attakkenall'attakkenall'attakken!!!!!!!!!!!!!!".
Poi però arrivarono un po' di inverni sbagliati, di quelli in cui se ci sono le cascate non ci sei tu o viceversa, e l'Ossolice rimase uno dei tanti sogni ribollenti nel calderone alpinistico (eh sì! Il posto dove stanno i sogni alpinistici non è un cassetto, e certi sogni non giacciono manco se ci metti sopra un macigno: lo sapete, vero, di cosa sto parlando?).
C'è voluto un "2010 anno internazionale dell'iceclimbing" per aprire finalmente le danze con le belle cascate della zona del Sempione. Peccato che il buon Rava non fosse con me, ma in compenso all'altro capo della corda c'era un inossidabile Pota, galvanizzatissimo dall'ambientone in cui ci siamo andati a ficcare per salire Diabolik, una classica di alta difficoltà giustamente considerata una delle più belle cascate della zona di Gondo.
Su Diabolik non ci sono tiri estremi, ma il trecentone alla fine si fa sentire e nelle ultime lunghezze le braccine cominciano a protestare! Poi c'è l'ambiente, selvaggio e isolato, anche se l'attacco è a una trentina di minuti dal parcheggio, e una bella discesa dove hai tutto il tempo per imbroccare il canalone sbagliato prima di tornare a valle... Insomma, tutti gli ingredienti giusti per poter dire: vale la pena di tornarte a fare un giro da queste parti!
PS: Sulla mia guida dell'Ossola Rava ha messo una dedica: "Che la passione non finisca mai!".
Sono passati quasi 10 anni, Vecio, e sono proprio contento di poter dire che la tua dedica/augurio si è avverata: ostrega, mi pare proprio che per tutti e due la passione è tutt'altro che finita! E non parlo solo del piccolo mondo dell'arrampicata: nel calderone c'è un sacco di roba che bolle!
ECCO LE FOTO!
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